Intervista a Marcello Salvia — “La cultura non è un costo, ma un motore di sviluppo”
Marcello Salvia non è un regista che lavora solo sul set. È un attivista della cultura che sceglie i luoghi dimenticati come palcoscenico. In un’intervista esclusiva, ci racconta perché il teatro, più di ogni altra forma d’arte, è l’arma più efficace per rigenerare le periferie — e perché a Partinico, la scena non è un luogo, ma una rivoluzione silenziosa.
Il teatro non si costruisce. Si riattiva.
“Non ho mai cercato un teatro da aprire. Ho cercato persone da coinvolgere”, dice Salvia, mentre cammina tra le mura di un ex ufficio comunale, ancora in fase di ristrutturazione. “Il teatro non è un edificio. È un’azione collettiva. Quando un giovane di Partinico recita una poesia di Salvatore Quasimodo nel vicolo dove suo nonno vendeva il pesce, non sta facendo teatro. Sta ricostruendo la memoria.”
La sua visione è radicale: la cultura non va “portata” nei quartieri. Va “riportata” dove è stata cancellata. E il teatro, con la sua immediatezza, la sua fisicità, la sua capacità di far parlare il corpo e la voce, è l’unico strumento che riesce a farlo senza bisogno di finanziamenti milionari.
Da “Trappeto, il Borgo Marinaro” al cuore della città
Nel 2012, Salvia ha diretto “Trappeto, il Borgo Marinaro”, un documentario-film di comunità che ha trasformato il quartiere marinaro di Partinico in un set aperto. Gli abitanti hanno recitato le loro storie, i pescatori hanno letto i versi dei poeti locali, i bambini hanno danzato tra le reti da pesca. “Non abbiamo chiesto permessi. Abbiamo chiesto partecipazione.”
Quell’esperienza non è rimasta un film. È diventata un metodo. “Ogni volta che metti una persona davanti a un pubblico, la trasformi. E quando trasformi una persona, trasformi il quartiere.”
Perché la cultura non è un costo?
“La cultura non è un costo. È un investimento su chi rimane,” spiega Salvia. “Quando un adolescente scopre che può raccontare la sua storia in teatro, smette di pensare di dover partire. Quando un negoziante vede il suo negozio trasformarsi in foyer di uno spettacolo, smette di chiudere la saracinesca. Quando un anziano sente che la sua voce conta, smette di sentirsi invisibile.”
Il teatro, in questo senso, è un antivirale sociale. Combatte l’emigrazione dei giovani, la disgregazione familiare, l’indifferenza istituzionale. Non con i sussidi, ma con la dignità restituita.
Partinico non è un caso. È un esempio.
“Ci sono centinaia di Partinico in Italia. Piccole città che hanno perso la propria voce. Ma la voce non si perde. Si aspetta solo qualcuno che la chiami.”
Salvia non parla di progetti. Parla di relazioni. Di chi ha aperto una finestra. Di chi ha tolto un muro. Di chi ha creduto che un vecchio teatro abbandonato potesse tornare a respirare — non con i riflettori, ma con le voci.
“Il teatro non salva le città. Le fa sentire vive. E quando una città si sente viva, non si arrende.”