Chi sono
Sono Marcello Salvia. Regista, produttore audiovisivo e operatore culturale. Non lavoro per costruire spettacoli. Lavoro per riaccendere luoghi.
Fin dal 2009, il mio percorso si è intrecciato con il teatro non come forma d’arte da palcoscenico, ma come strumento di trasformazione sociale. Ho iniziato nei borghi abbandonati della Sicilia, dove i teatri erano chiusi, le piazze silenziose e i giovani se ne andavano. Ho capito presto che il problema non era la mancanza di cultura. Era la mancanza di voce.
Il teatro come atto di memoria
Nel 2009, con “Il Borgo di Dio”, ho documentato la vita quotidiana di un paese che stava scomparendo. Non ho fatto un film. Ho raccolto storie. E quelle storie, lette dai suoi abitanti, hanno fatto tornare gente nei vicoli. Non per vedere uno spettacolo. Per riconoscersi.
Nel 2012, “Trappeto, Il Borgo Marinaro” ha trasformato un quartiere marinaro in un set aperto. I pescatori hanno recitato i versi di Quasimodo tra le reti. I bambini hanno danzato sulle barche. Non c’era un pubblico. C’era una comunità che finalmente si sentiva raccontata.
Dal documentario alla rigenerazione urbana
Non ho mai cercato un teatro da aprire. Ho cercato persone da coinvolgere. Perché il teatro non è un edificio. È un’azione collettiva. Quando un giovane di Partinico recita una poesia nel vicolo dove suo nonno vendeva il pesce, non sta facendo teatro. Sta ricostruendo la memoria. E quella memoria è il primo passo verso la rigenerazione.
Ho collaborato con brand come Berloni, Conad, Wella e Mitù, ma il mio lavoro più profondo non è mai stato commissionato. È nato da un bisogno: quello di far tornare a vivere i luoghi che la storia aveva dimenticato.
Perché continuo?
Perché la cultura non è un costo. È un motore. Perché quando un anziano sente che la sua voce conta, smette di sentirsi invisibile. Quando un adolescente scopre che può raccontare la sua storia, smette di pensare di dover partire. E quando un negoziante vede il suo negozio trasformarsi in foyer di uno spettacolo, smette di chiudere la saracinesca.
Il teatro non salva le città. Le fa sentire vive. E quando una città si sente viva, non si arrende.
Questo è il mio lavoro. Non un progetto. Un impegno.